7 febbraio 2018

Essere a casa e arricchire la nostra pratica

Essere a casa e arricchire la nostra pratica

Discorso di Dharma di Br. Phap Huu del 16 novembre 2017

Buon giorno caro rispettato Thây, caro nobile Sangha. Oggi è il 16 novembre 2017 e oggi ho la grande opportunità di offrire il primo Discorso di Dharma del ritiro invernale.

Guardando la Comunità io vedo una famiglia molto grande. Per ognuno di voi per cui è la prima volta, o la prima volta nel nostro ritiro invernale, benvenuti nella famiglia di Plum Village, benvenuti nella famiglia spirituale.

Spero che durante il vostro tempo con noi voi arriverete e vi sentirete a casa in ogni momento. Quando camminate voi vedete che non state camminando in un luogo estraneo, ma sentite che anche questa è la vostra casa.

Il ritiro invernale nella nostra tradizione ha un aspetto molto importante per noi monastici come lo ha per tutti coloro che aspirano a vivere e a mettere in pratica una vita di consapevolezza.

Nella nostra tradizione questo porta con sé lo spirito del calmarsi, dell’essere a casa, imparando a pacificare se stessi nella mente e nel corpo, ed anche arricchire e approfondire la nostra pratica, le nostre aspirazioni e, allo stesso tempo, imparare a vivere in armonia con la Comunità. Ed oggi io vorrei analizzare tutto questo, un aspetto alla volta, attraverso le pratiche che ho usato nel corso degli anni in questi ritiri.

Come monaco mai pensavo che avremmo viaggiato così tanto! L’idea era : vai, ti radi la testa, indossi un abito e mediti seduto tutto il giorno …. . Ma di fatto è quasi l’opposto: più impari, più pratichi e più senti che quello che hai  – perché non vuoi essere egoista! – desideri condividerlo con altre persone.

Così in questa tradizione abbiamo la cultura di aprire le nostre porte per dare il benvenuto a molte persone, perché vengano e pratichino con noi. Al tempo stesso, come monastici, abbiamo l’opportunità di viaggiare in posti diversi intorno al mondo, per essere in contatto con culture diverse e diversi ambienti, e per condividere ciò in cui abbiamo investito le nostre vite toccando così i semi meravigliosi che sono negli altri.

Così di fatto come monaci viaggiamo tanto e viaggiare ha i suoi benefici: espandiamo i nostri orizzonti, vediamo e impariamo nuove cose, arricchiamo la nostra vita.

Ma al tempo stesso imparare ad essere a casa, imparare ad essere calmi è altrettanto importante. (5’)

Nell’andare a casa ciò che è importante è essere in contatto con sé stessi, con realmente ciò che siamo e come stiamo. Dobbiamo sempre tornare a questa domanda , perché la consapevolezza è la capacità di sapere ciò che avviene dentro di noi e attorno a noi. E’ più facile talvolta prendersi cura di qualchedun altro che prendersi cura di se stessi.

Così in questo abbiamo bisogno di imparare e abbiamo bisogno di mettere realmente la nostra energia nel prenderci cura di noi stessi. Così nutriamo noi stessi con la pratica, con l’energia della consapevolezza, in modo che abbiamo qualcosa che possiamo offrire ad altri nel corso dell’anno.

Vedo che le nostre radici sono molto importanti. Tutti noi abbiamo radici con cui dobbiamo essere in contatto e alle quali connetterci. E come monastici, come praticanti, le radici della nostra famiglia spirituale sono qualcosa con cui dobbiamo essere sempre in contatto. E come laici possiamo essere ugualmente in contatto con quelle radici spirituali che provengono dai nostri antenati, provengono dalla nostra cultura.

C’è profondamente dentro di noi il sentimento di desiderare di essere capaci di toccare la pace, di avere la capacità di venire in contatto con la felicità, la capacità di fare un respiro consapevole …. Questi sono tutti elementi  spirituali che sono giù nel profondo dentro di noi.

E qui abbiamo tutti questa opportunità molto speciale di poter ogni giorno arricchire questa capacità, ogni giorno approfondirla, ogni giorno coltivarla.

E queste radici sono quello che ci connette tutti in questa sala. Tutti abbiamo aspirazioni, ma come possiamo vivere in armonia, come possiamo essere felici insieme? Questo è possibile perché giù profondamente dentro di noi tutti abbiamo una stessa aspirazione e quando siamo in contatto con essa, allora possiamo sentire la connessione, possiamo sentire che intersiamo uno con l’altro.

… Io, i miei fratelli marroni, le mie sorelle marroni, io .., occhi marroni in questa veste, famiglia marrone … dobbiamo vederlo questo, vederle quelle radici che ci connettono tutti.             ???

C’è sempre un vuoto che arriva di tanto in tanto, c’è un sentimento di solitudine, un sentimento di separazione. Ma quando potete fare una inspirazione, allora potete connettervi con l’energia di pratica dei vostri fratelli e delle vostre sorelle. E in qualche modo vi sentite abbracciati dalla loro presenza, vi sentite abbracciati dalla loro pratica. Questa connessione è uno dei valori e uno dei tesori dell’essere in comunità; come membri di questa comunità noi abbiamo anche la responsabilità di offrirla ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, di offrirla alla comunità. (9’)

Nella pratica del respiro consapevole il primo esercizio è identificare l’inspirazione e l’espirazione: molto di base ma molto cruciale. Quando avete la capacità di riconoscere e semplicemente identificare l’inspirazione e l’espirazione, allora questo significa che avete la capacità di identificare la vostra sofferenza e la vostra felicità, cioè le cose che avvengono dentro di voi. Se non potete identificare la vostra inspirazione e la vostra espirazione in ogni momento in cui ne avete bisogno, allora c’è dell’addestramento da fare. Se non siamo in grado di identificare la nostra inspirazione e la nostra espirazione, allora come possiamo riconoscere ciò che avviene dentro di noi? E’ per questo che la pratica di base fondamentale è molto cruciale. Essa pone le nostre fondamenta per poter andare più in profondità negli altri elementi della nostra pratica.

Quindi in ogni momento del giorno durante il ritiro, se vi perdete sapete che c’è un amico con voi e questo amico è il vostro respiro. Il respiro è sempre insieme a voi, non importa cosa. Così identificare ed essere uno con il respiro è una disciplina ed è una pratica importante perché è ciò che è l’inizio della pratica della consapevolezza, l’inizio della presenza mentale, semplicemente una inspirazione ed una espirazione. E quando proseguiamo con la seconda pratica, se noi seguiamo la nostra inspirazione dall’inizio alla fine, e seguiamo la nostra espirazione dall’inizio alla fine, quando siamo capaci di praticare in questo modo, noi generiamo … c’è una concentrazione che nasce dentro di noi. E quando siete concentrati a questo modo allora date alla nostra mente una pausa rispetto al correre da un pensiero ad un altro, da questo a quello … : diventa concentrata con una inspirazione ed una espirazione. Questo sviluppa la concentrazione che aiuta a calmare la mente e allora allo stesso tempo, quando la mente è calma, allora anche il corpo seguirà. Talora la mente è troppo attiva e allora portiamo l’attenzione sul corpo. (12’)

E’ qui che arriva la terza pratica. Inspirando diventate consapevoli del vostro corpo. Il vostro corpo è una presenza fisica e talvolta è più facile diventare consapevoli della presenza fisica …  talvolta la mente è più difficile da afferrare, è più difficile da seguire, mentre il corpo è qualcosa che potete sentire … la tensione, il dolore, o il rilassamento, sì il rilassamento: potete offrirlo al vostro corpo. Consapevoli del vostro corpo quando inspirate e rilassando il corpo quando espirate. Potete sentirlo nelle vostre spalle, potete sentirlo nel vostro collo, nel vostro petto, il vostro addome, il vostro corpo intero. E quando impariamo ad essere in contatto con il corpo, siamo uno con il corpo  e stiamo anche dando il benvenuto alla mente nel corpo.

E più noi siamo capaci di riconoscere ed essere con il corpo nella mente, più noi intensifichiamo la nostra presenza nel qui e ora. La pratica è stare nel qui e ora. Questa è l’aspirazione.

Non penso che noi possiamo essere sempre nel qui e ora. Non molti di noi ci sono già. E se ci siete, allora siete il Buddha, e noi ci inchineremo a voi. Ma la gran parte di noi siamo Buddha a tempo parziale, il che va bene, come dice Thay, ma a tempo parziale.

Più siamo in contatto con il momento presente, con la nostra mente e il nostro corpo, più noi possiamo intensificare la nostra capacità di essere nel momento presente. E più nutriamo il nostro corpo darmico. Ciascuno di noi ha il corpo fisico di cui ci prendiamo cura con esercizi, col dormire, col riposare e con il cibo. Ma quando iniziate a praticare e state in questa comunità, c’è un secondo corpo che generate e che si manifesta quando praticate, e quello è il corpo darmico. E anche il corpo darmico ha bisogno di cibo e il cibo viene dalla pratica. Sapete ogni mattino, quando ci sediamo per meditare e sentiamo il canto del mattino, il corpo del Dharma porta la luce del mattino. Così ognuno di noi ha questo fuoco dentro, questo fuoco che risplende, sapete, quando guardate.

Una delle ragioni per cui sono diventato monaco è perché vedevo quanto i monaci erano belli. Avevano questo splendore e molti di voi ancora lo hanno. Avevano questo splendore, questo splendore che non aveva bisogno di parole per esprimerlo, ma che portavano con sé come il loro modo di sentire, il modo di camminare, il modo di accostarsi, il modo di condividere. (16’)

Non dimenticherò mai il mio primo incontro con un monaco, un monaco di Plum Village. Fu nel 1996, fu la mia prima volta in Plum Village. Mio padre disse che saremmo andati in Francia, e così io pensai: oh, Parigi, la torre Eiffel ! … Ma la prima fermata fu il Villaggio delle Prugne… Non avevo alcuna idea di quello che stavo per attraversare. Ed io ricordo il monaco che ci venne a prendere alla stazione di Sainte Foi La Grande. Fu il primo monaco giovane mai incontrato nella mia vita e il modo in cui ci salutò mi lasciò senza fiato … semplicemente il modo in cui si inchinò: congiunse i suoi palmi e si inchinò a noi. Ed io avevo solo 9 anni, e in qualche modo sentii “oh, mio Dio, un monaco che offre rispetto a me! Questo è misterioso! Questo è raro! Ed io ero veramente tutto preso dalla sua presenza e dal modo in cui prese il nostro bagaglio e il modo in cui ci condusse nella nostra camera. Ci mostrò come servirci di un po’ di cibo, … giusto alcuni piccoli dettagli. Mi portai tutto questo nel mio cuore, lo porto tuttora nella mia coscienza, ed è qualcosa che ha cambiato la mia prospettiva del Buddhismo, o quella di cosa sia un monaco. E questo non fu fatto con delle parole, non fu fatto attraverso un Discorso di Dharma. Questo fu fatto semplicemente attraverso la sua presenza, fu fatto da …. Quello che vidi fu il suo Corpo di Dharma, Il suo Corpo di Dharma che egli aveva coltivato attraverso i molti anni di pratica che si erano tradotti nella sua vita quotidiana. (18’).

E questo è vero per ognuno di noi, ognuno di noi ha questo Corpo di Dharma che coltiviamo, che nutriamo. E nutrirlo è altrettanto importante che nutrire il nostro corpo fisico.  Questo Ritiro Invernale porta con sé l’opportunità essenziale di approfondire la pratica, di riposare, di essere a casa. E’ come una grande riunione di famiglia, con molti fratelli e molte sorelle che vengono da lontano e ritornano a casa e con molti degli amici laici che hanno il coraggio di venire per 90 giorni, lasciando da parte tutto il fuori, lasciando da parte tutto il rumore che viene da fuori, ritirarsi per potersi calmare e riposare.

Questo è qualcosa che ha molto molto valore, questi momenti, qualcosa che dobbiamo riconoscere, proprio come facciamo con l’inspirazione e l’espirazione. Dobbiamo riconoscerlo ogni giorno.

Uno dei miei più giovani fratelli incontrandomi mi ha detto “Oh, wow, oggi è il giorno no. 89 del Ritiro Invernale!” Non so se ha iniziato il conto alla rovescia o se intendeva dire che abbiamo altri 89 giorni a cui dare valore … mi propongo poi di chiederglielo. Ma ogni giorno è comunque una opportunità, proprio come dice la nostra “gatha”: “risvegliandomi al mattino, ho 24 ore nuove di zecca da vivere!” E noi possiamo dire (in questi giorni): “risvegliandomi al mattino, un altro giorno intero con la Comunità, come siamo fortunati!” (20’).

Essere nel Ritiro Invernale è anche la pratica di non uscire, di non allontanarsi mentre si è qui. Thay ci ha insegnato che non si tratta soltanto di non andare fisicamente oltre i confini del ritiro (confini che in effetti abbiamo durante il Ritiro Invernale) ma di imparare a governare la nostra abitudine a correre, a cercare di andar fuori. Quindi riposare significa essere tranquilli, e per guarire abbiamo bisogno di imparare ad essere tranquilli. Possiamo imparare dagli animali: gli animali quando sono feriti, sanno come riposare. Non hanno medicine come noi, ma sanno come riposare. Noi abbiamo medicine, ma talvolta non sappiamo come stare tranquilli.  Quindi avere un confine da non superare quando usciamo è come una pratica, è qualcosa che ci può aiutare, è come una mano che ci viene in aiuto in modo che possiamo essere liberi da quella urgenza, che talvolta l’abitudine ci porta ad avere, di andare sempre via, non sentendoci mai tranquilli …Andare più in profondità in questa pratica ci porta a comprendere che l’andar fuori è anche qui, nella nostra testa. Per questo il nostro maestro, Thay, per molti ritiri invernali ci ha sempre incoraggiati a darci una pausa rispetto all’uso dei “social media”, il che è anche molto importante e può essere una pratica alquanto difficile. Sappiamo bene che “essere online” è oggi una necessità, ma dovrebbe esserci un limite e ci vuole una pratica per questo. (22’)

Quindi il non uscire, il non andar fuori non si intende solo fisicamente, ma anche mentalmente, per cui fa anch’esso parte della pratica del Ritiro Invernale e dello spirito del Ritiro Invernale: imparare ad essere con se stessi, imparare ad essere con la Comunità.

Riposare è una pratica così importante e sembra così facile: “riposare”. Penso che tutti ne abbiamo bisogno, ma allo stesso tempo è così difficile perché c’è così tanto da fare, ci sono così tante cose che vogliamo imparare, ci sono così tante cose che vogliamo realizzare … ma la domanda che viene sempre è “quanto stiamo sacrificando per poter ottenere quei risultati?”. Anche come monaci e monache c’è così tanto da fare. Io sono l’abate di Upper Hamlet e vedo che più sono monaco e più sembra che sia occupato… tanto che il mio “koan” in questo Ritiro Invernale è diventato “come posso riposare, come riposare, come riposare di più, come essere più presente per la comunità”. E’ diventato il mio koan costante, la mia pratica costante. Siccome ho una sorta  di irrequietezza, sento che nel momento in cui non sto facendo qualcosa, quello è un momento in cui dovrei fare qualcosa …. Giusto?  Penso di non essere il solo ad avere questo tipo di sensazioni. (24’)

Così imparare a riposare è una necessità. Quando finisco qualcosa domando a me stesso “mi sento più realizzato o mi sento più connesso?”. Talvolta sento che realizzo un sacco di cose per la Comunità, ma sento anche che divento più dissonante rispetto alla Comunità. E quindi da un lato sto realizzando cose per il Sangha, dall’altro mi sto sentendo separato dalla Comunità. Quindi devo ri-visitare tutto questo, devo vedere: quale è la mia relazione con il lavoro, con il servizio?

Il servizio è un aspetto molto importante sia per un monaco o una monaca, sia per una persona laica: noi tutti vogliamo sentire che stiamo offrendo (restituendo) qualcosa alla società, ma a quale prezzo, quanto riducendo la nostra stabilità, pace e felicità, … che sono poi la cosa reale che desidero offrire ai miei fratelli e sorelle e alla Comunità? Questa era la mia mente da principiante, ma in qualche modo, piano piano, essa si è riempita di progetti, e progetti e progetti …

Per quelli di noi che appartengono (come monaci o monache) alla Comunità (e oggi io sento che ho questa opportunità di parlare di più alla famiglia “interna”, perché siamo tutti qui a iniziare questo nuovo periodo di tre mesi, qui dove siamo residenti) … (26’) Bene tutti noi siamo qui per la stessa cosa e tutti noi condividiamo questo sentire, questa sensazione che stiamo facendo troppo, di non avere abbastanza tempo per riposare, di non avere abbastanza tempo per essere in contatto con le nostre reali aspirazioni. Sì (yeah!) la mia reale aspirazione era – io penso – era essere illuminato, e non dovrei dimenticarlo – giusto! – e penso che ognuno proprio ognuno di noi deve ritornare qui, su questo punto, e non essere portato via dai progetti …  i progetti ci sono e ci saranno sempre, ma allo stesso tempo noi dobbiamo rivisitare la nostra mente di principianti, la nostra Bodhicitta dell’inizio, e quando non siamo in contatto con questo, allora diventa molto facile per noi prendere una deviazione, e quanto essa sia lunga dipende da noi, dipende dalla nostra capacità di essere semplicemente con la nostra inspirazione ed espirazione: riconoscendo nuovamente quale è la nostra aspirazione, che cosa fu a portarci qui.

Così so che per essere tranquillo, e guarire, e per essere davvero qui, significa che devo essere vero, devo onorare le mie aspirazioni, devo onorare i miei scopi, e questo significa che ho bisogno di riaddestrarmi, ridisciplinare me stesso. (28’)

Nella cultura monastica, tradizionalmente nei monasteri, c’è una disciplina, ma questa disciplina non è del tipo “se fai qualcosa di sbagliato prendi una bacchettata oppure vieni sgridato”, ma è una disciplina che ha lo scopo di valorizzare la nostra mente di principianti, la nostra aspirazione … Perché abbiamo abitudini, tutti noi abbiamo abitudini, e se non abbiamo una disciplina, se non abbiamo un addestramento, allora è troppo facile cadere nuovamente nelle nostre abitudini. Proprio come quando ci esercitiamo con il corpo, non è così? Fare esercizi per aver cura del corpo, non significa soltanto l’attività fisica, ma significa anche la nostra dieta, quello che mangiamo, quello che portiamo dentro il corpo. Così nella Comunità e nel programma giornaliero di questo Sangha è la stessa cosa, per cui la nostra linea guida, la colonna dorsale della Comunità è il programma quotidiano e questo programma è quello che ci unisce, è quello che raccoglie l’energia della Comunità, raccoglie le presenze individuali, e quando ognuno è qui, allora ci si sente semplicemente abbracciati da questa potente energia collettiva di consapevolezza, energia di presenza …. (30’) Proprio come è accaduto ieri. Io non so come voi vi siete sentiti, ma durante la cerimonia, quando la comunità si è messa a cantare tutta insieme, io mi sono trovato a cavalcare l’onda del Sangha in quel momento e mi sono detto: “Wow, questo è impressionante!” Sapete, dovete essere in grado di riconoscere quei momenti in cui è possibile cavalcare l’onda del Sangha, perché l’energia del Sangha è fatta di onde che arrivano, e se avete una tavola per il surf, allora potete andare molto lontano … e talvolta potete essere sommersi per un poco, non è così?, una sofferenza che arriva di tanto in tanto, è ok, ma ci sono altri salvagente, ci sono altre tavole da surf  che sempre cavalcano queste onde ed avere la capacità, avere l’esperienza di saper prendere rifugio nei nostri fratelli o nelle nostre sorelle o negli amici praticanti è altrettanto importante che praticare per se stessi.

E così, ci sono le onde del Sangha, ci sono le tavole da surf del Sangha e talvolta dobbiamo imparare ad aprire i nostri cuori, aprire un pochino noi stessi …. Non significa, sapete, che dobbiate mostrare fin dall’inizio ogni cosa di voi, potete farlo passo dopo passo, talvolta abbiamo bisogno di vedere quello che c’è dentro di noi, cosa succede dentro di noi, e comprendere quanto portare fuori perché ogni cosa possa accadere gradualmente, con moderazione.  … (32’)

Plum Village non è una scatola di trasformazione! Certe persone hanno l’idea: si arriva a Plum Village e se ne esce come un fiore, si entra da una parte e si esce da un’altra con una forma diversa   … e questo significa che non avete ancora la capacità di vedere il fango che ci accompagna, non è così? E così definiamo i nostri traguardi ad un livello troppo alto, o stabiliamo le nostre aspettative, le aspettative della Comunità, ad un livello troppo alto.

Io amo quello che Thay ha condiviso sulla Comunità vista come un organismo, come un corpo vivente, di cui ognuno proprio ognuno di noi è un membro o è una cellula in questo corpo, e quando le cellule sono in armonia, allora il corpo è in buona salute e funziona ed è forte. Ma talvolta ci sono delle parti del corpo che non funzionano tanto bene, ma questo non significa che il corpo muore, perché le altre parti si prenderanno cura, si prenderanno cura della parte che è ferita, della parte che ha bisogno di guarire.

Quindi noi dobbiamo anche saper vedere noi stessi come una cellula in questo corpo.

Così nei momenti in cui offriamo un servizio e diamo un sostegno alla Comunità, come nel cucinare, nel lavare i piatti, nel raccogliere le foglie da terra… tutto quanto questo è aver cura di questo corpo; e quando arriviamo alla meditazione seduta, arriviamo alla meditazione camminata, arriviamo ai pasti   …. anche tutto questo è aver cura di questo corpo. Quando c’è unisono, allora l’armonia produce e mostra la forza della collettività, l’energia collettiva qui nel corpo della Comunità. (34’)

Ora respiriamo tutti insieme mentre ascoltiamo un suono di campana, per armonizzare l’energia collettiva in ognuno di noi che è qui in questa sala

(campana)

Talvolta è bene avere in noi stessi un “pulsante di rinfresco”, per quello che sta accadendo dentro la nostra vita, con la nostra vita, e talvolta abbiamo bisogno che ci si presenti una nuova opportunità, una nuova condizione tale per cui sentiamo che abbiamo l’opportunità di rinnovarci. Proprio come un computer ha il pulsante di riavvio, talvolta anche noi ne abbiamo bisogno.  Così il Ritiro Invernale è una opportunità per premere il nostro pulsante di riavvio, sia che noi siamo un monaco o una monaca, sia che siamo una persona laica: è per tutti lo stesso. Il ritiro ci dà questa opportunità di riavviare la nostra vita di pratica. (36’)

E’ come un cambiamento di stagione: è l’inizio di una nuova stagione, un nuovo inizio, e in un nuovo inizio ogni cosa è possibile, non è così?  Molti di noi vengono qui ed abbiamo scopi, sì, abbiamo aspirazioni  … Penso che sia così anche per noi monaci della Comunità, monache della Comunità … anche noi dovremmo avere scopi ed aspirazioni, sebbene questa sia casa nostra, ma è comunque una nuova stagione, e per ogni nuova stagione desideriamo sentire, desideriamo vedere che possiamo arricchire di più la nostra vita, possiamo arricchire di più il nostro Corpo di Dharma. Così abbiamo bisogno di certi momenti nella nostra vita che contengano una carica, un impulso, capace di darci una spinta … Per me ogni Ritiro Invernale è un tempo per rivisitare la mia aspirazione come ho già condiviso, è un tempo per tornare alla mia Bodhicitta , alla mia mente di principiante, tornare all’inizio, domandarmi, domandarci  “cosa è che mi ha portato ad essere monaco? Cosa mi ha portata ad essere monaca? “ E per i nostri fratelli laici: “Cosa è che ha fatto sì che io venissi a Plum Village a praticare?” E quando siete a contatto con questa domanda e siete in grado di rispondere, allora potete sentire “Ah   … innanzitutto è proprio qui che desidero stare!”. E quando volete essere qui, questa è in se stessa una sorgente di energia! (38’)

Spero che nessuno vi abbia costretti ad essere qui … perché quando vedete che desiderate essere qui, allora il vostro atteggiamento cambia, cambia la vostra attitudine nei confronti del vivere nella Comunità, la vostra attitudine nei confronti delle attività, la vostra attitudine nei confronti della pratica.

Io, ora come ora,  sono stato monaco per 15 anni e, sì, talvolta diventa noioso, talvolta do per scontato quello che c’è e si fa … Ho sensazioni del tipo “ Oh mamma, mi tocca sedermi un’altra volta … mi tocca far la coda e mangiare …. mangiare cibo freddo … e talvolta sono in coda e sento i cucchiai che grattano il fondo delle pentole … e mi dico “oh mamma, di nuovo la squadra in cucina non ha cucinato abbastanza cibo…”  ci sono momenti come questi che, lo sapete bene, noi tutti attraversiamo e ci sono momenti talvolta che se non stiamo attenti ci trascinano molto lontano …. Per cui il Ritiro Invernale per me è sempre questo riavvio, questo pulsante da clickare per essere di nuovo freschi …. Noi monastici verso la fine del Ritiro Invernale riceviamo sempre un rapportino finale, una lettera che diffonde luce sulla esperienza fatta, e ci dice le cose di cui ci siamo arricchiti, le cose in cui dovremmo mettere più energia per trasformarle, o mettere più energia per addestrarci …(40’). Ma perché mai per questo io devo attendere quasi la fine del ritiro? Perché devo aspettare la cerimonia di chiusura per ricevere quella lettera? Perché non vedo tutti quegli aspetti proprio adesso, proprio qui e ora : questa è una nuova opportunità, questo è un nuovo avvio per diventare più freschi.

Ed è buffo che come monaco io vivo in questa Comunità e direi che dispongo di tutte le migliori condizioni per arricchire la mia vita nella pratica della consapevolezza, nella pratica della meditazione seduta, della camminata, o dello studiare …. Ma talvolta, quando parto per una visita fuori del Monastero, succede che io mi dica: ok , utilizzerò al meglio questa opportunità, ogni mattina mi sveglierò alle 5, berrò il te, non c’è orario per cui farò quello che vorrò, mi siederò quando vorrò, leggerò quanto voglio …. Ma poi mi dico: “ma perché mai non posso fare tutto questo in questa Comunità, in questo ambiente che per me è casa: questo è il mio campo, il campo dove ho piantato tutti i semi, il campo da cui ricavare il raccolto  … e allora vedo che questo è semplicemente uno stato mentale, e la mente è un pittore, non è così?

Quindi talvolta dobbiamo dire mentalmente a noi stessi: questo è un nuovo inizio, dobbiamo riavviare quel pulsante, dobbiamo rinfrescare la nostra aspirazione, rinfrescare la nostra pratica, ed ognuno di noi ha 89 giorni per fare questo (42’)  ..  e quando ci facciamo caso, ci accorgiamo che sono tanti, …  un sacco di giorni, un sacco di opportunità.

Ciò che io ho imparato a fare è che devo imparare a fare a pezzetti, a rompere in piccoli pezzi la mia spirazione, a rompere in piccoli pezzi i miei propositi …. Perché succede che talvolta noi ci carichiamo di aspettative molto alte per noi stessi, per cui arriva un momento in cui vi dite: “Oh, non ce la faccio, non riuscirò a dare me stesso al 100%”  e allora  cominciate a perdere motivazione, a perdere la vostra energia di voler arrivare ai traguardi che avevate stabilito. Quindi come praticanti dovete imparare a fare a pezzi, imparare a fare a pezzi le nostre aspirazioni, i nostri propositi. Non cercate di diventare un Buddha pienamente illuminato: vedete e date valore al Buddha part time che possiamo diventare. Dobbiamo fare passi piccoli, come quelli dei bambini. Nel corso degli anni Thay ci ha assegnato molti compiti da fare a casa. Ricordo un anno nel quale Thay stampò per ognuno di noi un cartoncino, come un biglietto da visita, sul quale era scritto 100% per ricordarci che ogni cosa che avremmo fatto ci saremmo impegnati a farla al 100%.  E così si cominciò a fare a pezzi il giorno. Se per es. la nostra aspirazione in questo giorno è quella di essere consapevoli tutto il tempo…: nella realtà questo diventa impossibile. (44’) Siccome vogliamo essere reali (realistici) allora dobbiamo scegliere e possiamo dirci: “bene, oggi tutte le volte che aprirò una porta la chiuderò poi consapevolmente”. Fate sì che questa sia una pratica. E la settimana seguente scegliete qualcos’altro, per es.: “Nel momento in cui incontrerò il fratello o la sorella che non mi piace, sorriderò!” . Non avrò bisogno che essi mi rispondano con un sorriso, ma sorriderò verso di loro”. Questa è una pratica molto difficile, ma è la nostra aspirazione, non è così? Crescere in compassione e in comprensione. Ed ecco un’altra aspirazione: “Ogni volta che entrerò nella sala di meditazione, non aspetterò di essere seduto per praticare la meditazione seduta, ma dal momento in cui sarò nella sala il primo passo che farò sarà un passo di consapevolezza”. Quindi siate abili, siate creativi e portate ad essere realtà queste piccole aspirazioni, rendete reali questi piccoli propositi. E quando potrete assaporare i frutti di queste pratiche e potrete vedere queste realizzazioni allora vi direte: “ah, ho la capacità di fare questo, non soltanto Thay può farlo, non soltanto i fratelli e le sorelle più anziani possono farlo, ma anch’io posso”. E quando potrete assaggiare, sentire e riconoscere quei frutti della pratica, questo vi darà così tanta motivazione in più, vi darà una più grande aspirazione. Così come quando aiutate qualcuno quello che ricevete a vostra volta è così tanto … lo stesso avviene quando potete vedere i traguardi che vi siete dati e che riuscite a raggiungere … questo vi restituisce così tanto, e al tempo stesso lo dà alla Comunità, alla pratica collettiva, all’energia collettiva del Sangha. (46’)

 (campana)

Quindi cogliamo questa opportunità di riaccendere il nostro fuoco. Tutti all’inizio abbiamo dentro un fuoco molto forte e poi, per alcuni di noi il fuoco si è alquanto affievolito e abbiamo bisogno di riaccenderlo, abbiamo bisogno di dargli nuova luce, abbiamo bisogno di intensificarlo di nuovo. Così esso darà calore all’interno e darà calore alle nostre aspirazioni, ai nostri propositi, e darà uno scopo, un orizzonte, il sentire che abbiamo una intenzione, e questo è così importante,  perché l’intenzione porta connessione, e la connessione è qualcosa che è molto importante nella vita della Comunità. (48’)

Per alcuni di voi che siete qui per tre mesi, questa potrebbe essere per voi la prima volta che vivete in una stanza insieme con 8 persone. Condividete lo spazio, e questa pratica è molto profonda, è una pratica del non-sé. Lo comprendete: “il loro benessere è il vostro benessere il vostro benessere è il loro benessere”. “La loro felicità è la vostra felicità, la vostra felicità è la loro felicità”. E avrete la possibilità di imparare, di osservare le trasformazioni e la pratica di qualchedun altro, e questo è qualcosa che ha molto significato, qualcosa che ricorderete, perché riguarderà anche voi, vi toccherà, toccherà le radici che avete piantato in questa Comunità.

Quanto a noi monastici anche noi abbiamo l’opportunità in ogni Ritiro Invernale di avere nuovi compagni di stanza, noi cambiamo stanza e abbiamo nuovi compagni di stanza. E questa è una opportunità anche per noi di imparare, di realmente imparare ad essere aperti verso i nuovi fratelli e le nuove sorelle di stanza. Ed è anche una pratica del non-sé: vedere loro in voi e voi in loro, e il sostegno che potete offrire non è soltanto per loro, ma è anche per voi. (50’) Una delle cose che io ho imparato vivendo insieme a qualcuno è che le loro trasformazioni talvolta sono le vostre stesse trasformazioni. Talvolta essi trasformano qualcosa e voi fate lo stesso, e le cose si muovono anche dentro di voi e voi siete portati a ringraziare loro per la loro pratica. Ma allo stesso tempo le cose che voi state praticando, che state trasformando o migliorando in voi… hanno un effetto anche su di loro. E questo nella nostra pratica si chiama “interessere”, “interconnessione”.

E nella Comunità prendere rifugio è una pratica. Rifugio qui non è semplicemente riparo, , ma anche talvolta è qualcosa per cui dovete imparare ad arrendervi (affidarvi) alla Comunità. E talvolta noi dobbiamo imparare a prendere a prestito l’energia del Sangha. Talvolta il nostro maestro, Thay, diceva “quando vi sentite giù e sentite che vorreste essere da soli, quello può effettivamente essere un momento in cui avete bisogno di essere con il Sangha per prendere a prestito l’energia collettiva della Comunità. Talvolta quando vi sentite giù o vi sentite deboli, allora potete dirvi “oggi salterò la meditazione seduta, la Comunità lo comprenderà perché mi sento giù, mi sento debole, mi sembra di aver bisogno di spazio”… Ma di fatto, se poi ci andate e vi sedete e assorbite l’energia collettiva della Comunità quello può mostrarsi come quello di cui avete realmente bisogno, quella energia della Comunità, l’energia collettiva. (52’)

E quindi è così: la Comunità è qui e tutti noi saremo di tanto in tanto di fronte al dubbio, alla sfida: “sto o non sto insieme alla Comunità, vado o non vado  …” sentite che andate avanti e indietro … ; talvolta semplicemente imparate a lasciar andare ed io lo faccio: semplicemente vado, fluisco e questo fa parte dell’addestramento della Comunità monastica e della tradizione Zen.

Impariamo che talvolta non dobbiamo vedere solo i nostri bisogni personali ma vedere anche la collettività  … perché talvolta magari sono proprio i nostri pensieri a portarci sempre più giù … mentre quando impariamo ad abbracciare e ad arrenderci ci accorgiamo che questo può arricchirci molto di più.

Pertanto questo è qualcosa che si presenterà più volte per ognuno di noi nel corso di questo ritiro invernale e semplicemente ricordatevelo: talvolta imparare a lasciar andare è proprio quello di cui c’è bisogno, lasciar andare, … perché no, datevi una possibilità, proprio come viceversa con il coraggio: perché no, perché non provare, in fondo sarò qui per tre mesi….

Tutti questi momenti che abbiamo qui insieme ,  diventeranno più tardi parte di un passato, e quindi ogni momento è un momento prezioso;  e ci sarà un momento per voi per disegnare e pitturare: la pratica, il Sangha sono la pittura, sono i pennelli che noi vi offriamo ed ognuno di noi dipingerà il suo proprio quadro, ciò che per se stesso è fondamentale in questo ritiro invernale. (54’)

Ed io spero che faremo buon uso della pittura, dei pennelli e della carta che la Comunità ci sta offrendo, così che in futuro, quando ci guarderemo indietro, potremo dirci: “wow! Quei tre mesi sono stati davvero ricchi, questi tre mesi hanno migliorato davvero la mia vita” . E per quanto riguarda un monaco o una monaca … lo stesso: “wow!, questi tre mesi, stando insieme alla Comunità, la collettività, davvero mi hanno aiutato (aiutata) a espandermi, a crescere.” E quindi, ogni momento che abbiamo (ancora 89 giorni!) sono altrettante opportunità!

Così ognuno di voi diventa ora un pittore e ha da dipingere questo quadro che per il futuro può diventare un fondamento, e insieme diventare un meraviglioso cammino.

Pochi giorni fa ho ricevuto una lettera da un amico in Inghilterra che non conosco… ma egli ha scritto a Thay nella Comunità … e il nostro amico ha condiviso che alcuni anni fa si stava allenando per fare la maratona, ma cadde in un incidente che gli provocò la frattura della colonna e nel processo di guarigione ci sono stati degli ostacoli, per cui ora può muoversi poco e non può andare molto lontano. E mentre attraversava quel dolore e quella sofferenza ha incontrato Plum Village e – indovinate come – attraverso Youtube! … e a partire da Youtube si è allargato ai libri e poi seguendo le pagine facebook di Thay, seguendo le pagine facebook di Plum Village … (56’) e questo io non lo sapevo: evidentemente ci sono persone che seguono anche i nostri ritiri invernali attraverso facebook! Per cui esse applicano lo stesso principio di programma e organizzazione della giornata nella loro vita quotidiana, e seguono i Discorsi di Dharma che sono offerti durante il Ritiro Invernale. E il nostro amico ha condiviso che egli ha potuto seguire così due ritiri invernali insieme alla Comunità via facebook e io mi sono detto: “Wow!” … E noi siamo qui, fisicamente in Plum Village, qui siamo fisicamente con una Comunità, monaci, monache, uomini laici, donne laiche,   …. Come siamo ricchi e come siamo fortunati!

Così dopo aver letto quella lettera mi sono detto “okay, lo vedete, non posso proprio dare niente per scontato … questo è per me un momento talmente ricco, talmente importante …

Così auguro a ognuno un Ritiro Invernale molto felice e pieno di successi. Facciamo in modo che possiamo essere qui ognuno per l’altro, che possiamo gioire della pratica, e arricchire la nostra vita in modo che possiamo anche arricchire la società che ha molto bisogno dell’energia collettiva che coltiviamo qui. Grazie, sorelle e fratelli. (58’)