17 giugno 2018

Praticare i nostri propri Sutra

Praticare i nostri propri Sutra

(tratto dal numero 23 – Novembre 2003 della rivista “Intersein”)

Thây ci ha consigliato una volta di scrivere i nostri personali, propri insegnamenti – e io l’ho fatto. Ho scritto un Sutra per me. Contiene esercizi, che hanno lo scopo di aiutarmi ad ascoltare più profondamente e a dare un contributo di armonia nella nostra comunità.

Per ascoltare profondamente c’è bisogno di calma. Abbiamo bisogno di calma esteriore ed interiore per ascoltare davvero ciò che viene detto, e anche ciò che non viene detto. Ascoltare profondamente è un’espressione di calma interiore e io pratico l’ascolto profondo per coltivare la calma interiore.

A questo serve il mio Sutra personale, che leggo ogni giorno. Vado a casa, accendo un bastoncino d’incenso, mi siedo dinanzi al mio piccolo altare e leggo il mio personale insegnamento lentamente e ad alta voce. Lascio che ogni frase penetri profondamente dentro di me, e innaffi in me i semi della pratica. Questo mi aiuta davvero ad esercitarmi nelle situazioni della vita quotidiana.

Allora, una frase del mio Sutra emerge spontaneamente e sostiene la mia pratica. Ci sono anche volte in cui non emerge nulla: noto allora soltanto più tardi, che non ho ascoltato o parlato nella maniera in cui avrei desiderato fare. Mi prendo quindi un po’ di tempo durante il giorno per leggere nuovamente il mio Sutra, o lo ripasso mentalmente dentro di me. Ciò mi aiuta nella mia pratica quotidiana e mi dà una grande gioia. Posso avvertire i progressi e sono motivata a continuare ad esercitarmi.

Vorrei condividere con voi il mio “attuale” Sutra personale. Dopo un po’ di tempo, quando sento che sono riuscita abbastanza realizzarne il contenuto, posso forse cambiarlo, o completarlo con altri aspetti della pratica, che sono diventati nel frattempo significativi per me.

Questo insegnamento l’ho chiamato “Ascolta”, perché in questo momento voglio esercitarmi ad ascoltare meglio.

L’addestramento nell’arte dell’ascolto comincia nel silenzio,

si sviluppa nell’attenzione e si perfeziona nella comunicazione. Ho letto questa frase in un testo, e per me è stata importante. E’ una buona guida per esercitare l’ascolto nella vita quotidiana.

Mi eserciterò a non pronunciare immediatamente le parole che mi vengono sulla punta della lingua.

Già solo con la lettura quotidiana di questa frase divento consapevole di quello che mi viene sulla punta della lingua. Spesso non ne sono consapevole, e allora comincio a parlare prima ancora di sapere del tutto ciò che dirò. Se sono capace di trattenere qualcosa sulla punta della lingua, ho una buona opportunità di capire come può venire percepito. Non è sempre dolce. Questo mi dà la possibilità di guardare nella mia mente, nelle mie formazioni mentali e nella forza dei semi della mia coscienza deposito.

Ascolterò i punti di vista degli altri, prima di esporre i miei.

Questo punto sta immediatamente in relazione con ciò che mi viene sulla punta della lingua. Questa pratica è molto importante quando in una comunità o in un incontro si vuole raggiungere un accordo. A volte tendo ad esporre i miei punti di vista subito e in modo veloce; in particolare quando mi sento stanca durante un incontro, mi auguro che così l’incontro si concluda più velocemente. In questo modo però non do molto spazio agli altri per esporre le loro opinioni. Ciò non è utile alla comunità.

Ho scoperto qualcosa riguardo a questo. Spesso non è più necessario che io dica nulla, quando ho dato agli altri l’opportunità di portare il loro contributo. Oppure riesco allora a parlare in modo che sia possibile per la comunità rimanere sulla via dell’armonia.

Mi eserciterò a non parlare di terze persone.

In una comunità succede spesso che si parli di terze persone. Ciò può portare a disarmonie e creare sofferenza. Naturalmente in condizioni opportune a volte si può parlare di una terza persona, quando ciò avviene nell’intento di capire come possiamo aiutare questa persona nella pratica. Io stessa non sono perfetta in questi punti, ecco perché essi si trovano ancora tutti nel mio Sutra. Sono però sempre più spesso consapevole di quando e come parlo di terze persone. Quando a volte parliamo della pratica di una terza persona, divento consapevole anche delle mie proprie formazioni mentali, che emergono in relazione a questa persona o alla sua pratica. Posso quindi entrare consapevolmente in contatto con queste formazioni e fare in modo che esse non penetrino nei discorsi riguardanti la pratica di quella persona.

Quando mi si tratta con rabbia, reagirò con gentilezza amorevole.

Il Buddha disse che la gentilezza amorevole è l’antidoto alla rabbia. Io tento di mantenere vivo questo amore nel mio cuore. Sappiamo tutti che non serve reagire con rabbia alla rabbia, ma a volte questo può succedere. Leggere questa frase ogni giorno mi aiuta a ricordarmi di questa comprensione, e ad osservare me stessa e gli altri di nuovo con amorevolezza.

Quando entro in contatto con la mancanza di collaborazione, reagirò con compassione.

Chi vive in una famiglia o in una comunità sa che di volta in volta ci sono compiti che semplicemente devono essere svolti. Spesso dobbiamo confrontarci con il fatto che membri della famiglia o della comunità non vogliono collaborare.

Io mi esercito a reagire a ciò con compassione. Prima tento di mettermi nei panni dell’altro e di capire quali sono le basi della mancanza di collaborazione, poi cerco di distinguere quando è necessario incoraggiare e quando invece è più sensato semplicemente lasciar andare.

Il suono della campana mi permette di godere dell’intera durata della mia inspirazione e della mia espirazione.

So che questo è il fondamento della nostra pratica quotidiana, eppure sento che è importante ricordarmelo ogni giorno. Se io sono consapevole dell’intera durata della mia inspirazione e della mia espirazione, ciò mi dà la possibilità di scoprire cosa sta succedendo in me stessa. Ci sono volte in cui noto che sto soltanto aspettando. La campana viene invitata e io mi fermo. Ma poi aspetto soltanto che la campana smetta di suonare per poter continuare con le mie occupazioni. Questo delicato richiamo quotidiano mi sostiene nel prendere veramente sul serio queste opportunità e godere pienamente dell’intera durata della mia inspirazione e della mia espirazione. Se mi accorgo che ho soltanto aspettato e non ho goduto della respirazione, termino consapevolmente la mia attività fisica e mi prendo un po’ di tempo per godermi veramente una piccola “pausa di respiro”.

Ogni passo mi porta pace e gioia.

Sappiamo che questo è possibile. Tuttavia dimentichiamo spesso questo esercizio, in particolare quando la nostra vita è molto impegnata. Io sento il desiderio di far sì che questa pratica sia un veramente un rifugio nella mia vita quotidiana.

Concludo poi il mio Sutra con alcune parole di San Benedetto che mi aiutano a vedere le cose nel loro vero significato.

Desidero che il mio cuore sia un rifugio sicuro per tutti. Dopo tutto, non è importante ciò che abbiamo raggiunto, ma ciò che siamo diventati.

Desidero realizzare interamente il mio potenziale umano. Leggere il mio personale insegnamento ogni giorno mi aiuta ad andare in questa direzione. La pratica dell’imparare, del meditare, del leggere e praticare i Sutra mi aiuta a camminare sul sentiero della calma interiore. È la mia calma interiore ciò che posso così praticare durante tutta la giornata.