Discorso sulla trasformazione della violenza e della paura

1) Ascoltiamo e osserviamo per capire in che modo le persone, a partire da uno stato felice e salutare, abbiano portato la società in uno stato di terrore e di violenza. Come hanno agito le generazioni passate, perché la situazione sia diventata quella che è? Voglio parlarvi di questa sofferenza e dirvi come sono riuscito a lasciar andare la paura.

2) Al mondo, la gente patisce una sofferenza dopo un’altra, come un pesce che vive in uno stagno che va prosciugandosi giorno dopo giorno. In condizioni di sofferenza è facile che sorgano pensieri violenti: la gente, mossa dall’ignoranza, cerca di alleviare la propria sofferenza terrorizzando e punendo gli altri.

3) Il mondo intero brucia di violenza. Ogni luogo è in subbuglio, non c’è un posto che sia del tutto sicuro. Tutti pensano di essere migliori degli altri e ben pochi sanno lasciar andare i propri attaccamenti. La gente, incapace di vedere la causa della propria sofferenza, continua a tenersi strette le proprie percezioni erronee

4) Le persone si avviluppano in queste percezioni erronee generando nella propria vita ancor più ignoranza e dolore. Ho osservato a fondo la mente di coloro che non sono felici e sotto la loro sofferenza ho visto nascosto un coltello dalla punta affilata. Non riuscendo a vedere il coltello dalla punta affilata che sta nascosto nella loro mente, non riescono a sopportare il dolore.

5) Il dolore generato dal coltello dalla punta affilata dura a lungo, invariato. La gente si si aggrappa a quel coltello dovunque vada, dunque il suo dolore si riversa fuori nel mondo. Solo quando le persone hanno una possibilità di riconoscere quel coltello e di estrarlo dal proprio cuore, la loro sofferenza cessae allora forse possono smettere di correre.

6) Non lasciarti legare da alcun vincolo mondano. Occorre abbandonare le radici delle cattive azioni e dell’agitazione: lasciale andare, non prendere rifugio in loro. Se riesci a mettere da parte di tuoi desideri erronei puoi superare ogni sventura. Il praticante si deve liberare dal ciclo della sofferenza per poter realizzareil proprio percorso di liberazione.

7) Per essere un vero praticante devi essere generoso e sincero e non fare nulla che si basi sulla percezione erronea. Procedi dritto per la tua strada e non utilizzare parole divisive. Sappi spegnere le fiamme dell’odio e spezzare i blocchi dei desideri erronei. Se riesci a sciogliere i nodi delle afflizioni cominci a vedere la sponda della liberazione.

8) Lascia andare l’orgoglio. Non dormire troppo né affondare in uno stato di torpore. Vivi e lavora con moderazione e non lasciarti trascinare dalle emozioni della maggior parte della gente. Non cadere prigioniero delle apparenze ingannevoli e sappi voltare loro le spalle. Medita con frequenza sulla natura vacua di tutte le cose, per realizzare il silenzio del Nirvana.

9) Non insultare nessuno. Non lasciarti attrarre e intrappolare dalle apparenze esteriori ingannevoli. Non lanciarti in divertimenti di ogni genere, dimenticando che lo scopo della tua pratica è alleviare la sofferenza in te e negli altri.

10) Non rimuginare su ciò che è successo in passato e non pensare male di ciò che succederà. Riconosci ciò che sta accadendo nel momento presente senza lasciarti travolgere. In questo modo puoi camminare da solo dovunque, nel mondo dei cinque continenti e dei quattro oceani, e nessuno proverà invidia o gelosia per te.

11) Sono convinto che la brama dei piaceri sia la forza più distruttiva: è l’alluvione che inghiotte il mondo intero. Se riesci a rendertene conto puoi padroneggiare ogni dubbio. Ti basta applicare la mente alla meditazione sull’originazione interdipendente. Dovresti renderti conto che, se non riesci a superare la contaminazione del desiderio sensuale ti sarà difficile porre fine alla sofferenza.

12) Il numero delle persone che, nei tempi, hanno avuto la forza di lasciar andare la brama di piaceri è ridottissimo. Tuttavia, una volta che tu, praticante, hai lasciato andare il desiderio, senti di non avere perduto niente e non ti occorre cercare un altro luogo dove andare. L’alluvione si placa e nulla ti può più vincolare.

13) Facendo affidamento sul potere del veicolo della visione profonda, i Saggi[1] attraversano il fiume fino all’altra riva. Grazie a questa visione profonda non hanno più in sé alcuna ansia e si rendono conto di essere protetti. Nascita, morte, disastri e invidie non li possono più assalire: con il potere della retta diligenza realizzano la vera pace.

14) Quando non ci sono più nozioni erronee, la sofferenza ha fine. I praticanti meditano sulla vacuità di tutti i fenomeni e non ne sono più intrappolati. Avendo visto di persona la Grande Via che conduce alla pace, non sono più prigionieri di nessuna delle opinioni che esistono nel mondo.

15) Quando i praticanti non sono più prigionieri della convinzione “questo corpo sono io”, colgono la natura inafferrabile delle cose e vedono che un sé separato non ha alcuna esistenza reale, non hanno più nulla per cui provare ansia.

16) Quando l’ignoranza è sradicata e tutti i suoi nuovi germogli sono stati rimossi e non hanno possibilità alcuna di ricrescere, il praticante non si attacca più a nulla nell’ambiente in cui vive perché non ha più bisogno di discriminare tra amico e nemico.

17) Il praticante, non essendo più prigioniero dei concetti di “materia” e “mente” in quanto separate l’una dall’altra, non essendo più prigioniero di alcun concetto, non vedendo nulla da afferrare, comprendendo che spazio e materia sono vuoti, non trova più nulla nei tre tempi [passato, presente e futuro] di cui lamentarsi o per cui provare rabbia

18) Avendo trasceso completamente ogni concetto su qualunque cosa, compresa l’idea di “oggetto”, sei in grado di padroneggiare tutte le pratiche salutari. Avendo praticato e trasmesso con eloquenza gli insegnamenti sull’assenza di desiderio e sul non-dualismo, potrai rispondere senza esitazione a qualunque domanda ti venga posta.

19) Avendo raggiunto la comprensione non hai più bisogno di essere un seguace di qualcuno. Non bramando né odiando più nulla, puoi raggiungere la pace interiore e realizzare il silenzio del Nirvana.

20) Trovandosi in una posizione elevata il saggio non si sente orgoglioso; in una posizione umile non ha alcun complesso. I saggi dimorano nell’equanimità e non sono prigionieri di alcuna visione o opinione. [In loro] non nasce più alcuna disputa con nessuno; non c’è più odio né gelosia. In uno stato di vera visione profonda, non provano il minimo orgoglio.

[1] “Muni”

Introduzione e commento a cura di Diana Petech

Alcuni insegnamenti del Buddha ci sorprendono per la loro capacità di parlarci direttamente come se fossero stati pronunciati ieri, non due millenni e mezzo fa. Capita spesso che un sutra ci riguardi da vicino, ma di rado così da vicino, fino a questo punto.

“Il mondo intero brucia di violenza”. Possiamo dire che non sia così anche oggi? Sono cinquantasei le guerre in corso, che coinvolgono una novantina di nazioni. E ogni giorno sentiamo cattive notizie anche nella nostra Italia attualmente non in guerra ma invasa da violenza, disperazione, sofferenza acuta, uccisioni ‒ volontarie, colpose, per omesso soccorso ‒, anche fra le coppie, anche fra giovanissimi. È un circolo vizioso, dice il sutra: “in condizioni di sofferenza è facile che sorgano pensieri violenti: la gente, mossa dall’ignoranza, cerca di alleviare la propria sofferenza terrorizzando e punendo gli altri”. È evidente che noi esseri umani continuiamo ad aggrovigliarci negli stessi lacci fatti di percezioni erronee e di inconsapevolezza.

Ecco perché ci suona così provvidenziale questo Discorso sulla trasformazione della violenza e della paura: perché è un inno alla Terza Nobile Verità, nel quale il Buddha ci dice in prima persona che uscire dalla sofferenza è possibile.

La domanda iniziale sembra indirizzarci alla ricerca delle origini storiche della sofferenza collettiva: “Come hanno agito le generazioni passate, perché la situazione sia diventata quella che è?”. Nell’ambiente del Buddha, impregnato di spiritualità induista e di forte convinzione che ogni contingenza del momento sia la retribuzione di azioni compiute nel passato, questa era forse la prima domanda a nascere. Il Buddha però abbandona subito questo terreno: non prosegue con un’analisi storica. Ci dice: può essere utile investigare e capire le cause storiche di sofferenze collettive (“Questo è perché quello è”) ma questa comprensione non ci tira fuori dalla disperazione e dalla paura. Dopo la domanda sulle azioni delle generazioni passate, il seguito immediato è: “Voglio parlarvi di questa sofferenza e dirvi come sono riuscito a lasciar andare la paura. Ossia “come ci sono riuscito io, il Buddha Shakyamuni”, a parità di situazione, quali che siano le cause storiche e le caratteristiche contingenti di questa o quella specifica violenza.

Non spiega che cosa si debba fare per cambiare la situazione, il che varierebbe a seconda delle cause e condizioni di quello specifico conflitto; spiega, a monte, in che modo ognuno di noi possa uscire dalla disperazione e dalla paura (e dalla violenza che ha dentro, nascosta o palese) e a partire da uno stato di pace e di risveglio possa smettere di alimentare il ciclo della violenza e aiutare tutti intorno a sé. Aiutare in pace e stabilità, lasciando andare ogni separazione, ogni orgoglio e senso di superiorità; aiutare “senza più alcun bisogno di discriminare fra amico o nemico” ‒ quindi riducendo o estinguendo le radici della violenza in se stessi.

In questo sutra risuona alto l’invito del Buddha, al di là del tempo e del luogo: “Vieni a vedere: lasciar andare la paura e la disperazione si può. Io l’ho fatto, puoi farcela anche tu”.