Rilassamento profondo dell’abbraccio

Ci sdraiamo a pancia in su, comodi, nella posizione che preferiamo. Siamo qui per noi stessi; ascoltiamo il nostro corpo sdraiato e i tre suoni della campana.

(tre suoni di campana)

Inspirando so che sto inspirando, espirando so che sto espirando.

Ascoltando il respiro sentiamo le sensazioni fisiche; lasciamo andare ogni idea su come il respiro dovrebbe essere, su come sarebbe bello che fosse. Semplicemente lasciamo che fluisca com’è e ci abbandoniamo alle sensazioni del corpo che arrivano, così come arrivano. Non c’è niente da raggiungere, niente da ottenere, niente da aggiustare, semplicemente stiamo in quello che c’è ora, anche se c’è una sensazione sgradevole va bene.

L’addome si gonfia e si sgonfia; possiamo sentire le sensazioni del corpo nei punti di contatto con la superficie di appoggio.

Ogni volta che espiriamo il nostro corpo diventa più pesante, sempre più pesante.

Ci abbandoniamo alla Madre Terra; lei si prende cura di noi. Passiamo tanto tempo prendendoci cura di altri o di altro, ora è tempo di prenderci cura di noi stessi, solo di noi stessi.

Ora vi invito a risvegliare l’amorevolezza.

Possiamo immaginare qualcuno che ci è caro, può essere una persona o un animale:

immaginiamo di abbracciarlo, semplicemente abbracciarlo.

Quando abbracciamo una persona o un animale non facciamo niente di speciale,

semplicemente sentiamo qualcosa in noi: apriamo le braccia, lo abbracciamo

e stiamo in contatto, tutto qua.

Di solito chiudiamo gli occhi quando abbracciamo qualcuno: è un segno che lasciamo andare il controllo, lasciamo andare il fare qualcosa.

Così, semplicemente, risvegliamo in noi questo sentire l’abbraccio; proviamo a lasciar andare le immagini e proviamo a restare in questo sentire. Restiamo in questo sentimento che ora è presente, questo semplice sentimento senza intenzioni, senza nessun proposito di azione.

Questa è gentilezza amorevole: una mera presenza senza giudizio, senza controllo.

Ora che questo sentimento è più presente, abbracceremo le varie parti del nostro corpo come se abbracciassimo la persona a cui stavamo pensando.

Inizieremo con i piedi, abbracciandoli come se abbracciassimo la persona che ci è cara. È la presenza che siamo invitati a offrire ai nostri piedi, non ce li dobbiamo immaginare: mentre percepiamo il respiro come in una meditazione dell’abbraccio, offriamo loro la nostra presenza per tre respiri.

Ora ci spostiamo alle caviglie, ai polpacci, e li abbracciamo con la nostra presenza amorevole senza intenzione, senza controllo, che ci piacciano o no le sensazioni che possiamo sentire. Può darsi che sentiamo qualche tensione o dolore nelle parti che stiamo attraversando. È come quando abbracciamo qualcuno che magari sta soffrendo: non possiamo fare molto, solo abbracciarlo.

Ci spostiamo verso l’alto alle cosce, ai glutei, a tutto il bacino e alla pancia, senza cercare particolari sensazioni fisiche. Proviamo a essere consapevoli di ciò che è presente proprio adesso: “qui c’è una pancia”.

Ora abbracciamo il torace e ciò che si sta manifestando proprio ora nel nostro torace. Forse la coscienza mentale sta producendo pensieri, idee, tentativi di controllo, di realizzazione: questo è buono, questo è cattivo, dovrei mantenerlo, dovrei evitarlo. È naturale, forse possiamo provare a restare presenti a questo gioco, il nostro abituale gioco mentale, semplicemente provando a lasciar andare il controllo.

Di tanto in tanto forse possiamo tornare a immaginare la persona che stavamo abbracciando all’inizi,o o forse qualcun altro, giusto per innaffiare il seme della gentilezza amorevole. Quando abbracciamo qualcuno ci diamo un esempio perfetto di quel che chiamiamo “gentilezza amorevole”.

E ora la schiena: che cosa ci sta dicendo? Offriamole la nostra presenza, abbracciamola.

Possiamo lasciare andare l’idea di dover imparare qualcosa, di dover sapere qualcosa; proviamo a non sapere, a non sapere che cosa sta succedendo nel nostro corpo, a non sapere che cosa fare, che cosa pensare per riuscire a gestire le cose nella mia vita, e ad avere fiducia: il nostro corpo e la nostra mente già sanno, e se lasciamo andare le tensioni interiori a proposito del nostro bisogno di sapere, entreremo in contatto con la saggezza naturale che abbiamo dentro, perché questa saggezza risiede in profondamente nel nostro corpo.

Ora ci apriamo alle mani, ai polsi e li abbracciamo…. gli avambracci, i gomiti, le braccia, il contatto con la superficie di appoggio, con i vestiti.

Forse c’è qualche tensione o dolore alle articolazioni o ai muscoli… oppure no, e va bene com’è. Se proviamo a controllarlo sarà peggio, il dolore diventerà sofferenza; se non cerchiamo di controllarlo il dolore sarà più sopportabile, più gestibile. Se lo abbracciamo sarà semplicemente un dolore, e se lasciamo andare l’idea di “dolore” può darsi che nella nostra esperienza diventi qualcosa di diverso.

 

Ora ci muoviamo verso le spalle, il collo e la gola. È una zona in cui spesso ci sono tensioni. Proviamo per un momento a non cambiarle, a essere semplicemente presenti: semplicemente abbracciamo le nostre spalle e il collo come faremmo con una persona amata. Non possiamo controllare il dolore di qualcun altro, ed è esattamente lo stesso con il nostro dolore e le nostre tensioni: provando a non controllarle per una volta, possiamo scoprire che vanno bene così.

Possono esserci delle tensioni nei muscoli degli occhi, delle mascelle, sulle labbra o il naso. Apriamo la consapevolezza a tutte queste parti del nostro corpo; siamo presenti alla testa nel suo insieme.

Questa è una parte che amiamo controllare, normalmente: controlliamo il nostro aspetto, quel che mostriamo, i sentimenti che manifestiamo alla gente; ci nascondiamo dietro il nostro viso… proprio qui, proprio ora, non c’è niente da nascondere, nessuno ci sta guardando, possiamo essere noi stessi pienamente. Ci apriamo totalmente come un fiore al sole e ci mettiamo nella posizione di ricevere il sole, il calore, la luce.

Ora abbracciamo tutto il nostro corpo e, abbracciandolo, qualsiasi cosa vi incontriamo semplicemente proviamo ad amarlo. Anche se non ci piacciono alcune cose nel nostro corpo e del nostro stato di salute ‒ i segni dell’età, qualche ferita, qualche tensione ‒ le abbracciamo tutte.

Ora diventiamo sempre più consapevoli del nostro corpo e del posto dove ci troviamo, dove siamo sdraiati, di cosa c’è intorno a noi, della stanza, dei suoni che ci arrivano.

Ora ascolteremo la campana che conclude questa pratica.

(campana)

Possiamo aprire gli occhi e muoverci un po’, tranquillamente, come ci chiede il corpo, prima di metterci seduti.

(Plum Village, giugno 2024)