- Questo evento è passato.
Incontri online di Condivisione sul libro “La pace è ogni passo”

Sabato 7 maggio 2022
ore 18.00-19.30
Incontro online di Condivisione sul libro
“La pace è ogni passo”
In questi mesi il libro che stiamo leggendo insieme è “La pace è ogni passo”.
Ringraziamo Diana Petech per il commento al libro.
Credo che ci sia capitato a tutti, una volta o l’altra, di ascoltare un discorso di Dharma e sentire a un certo punto che il Maestro sta parlando proprio di noi, proprio a noi: “…ma insomma, manca solo che punti il dito e che dica il mio nome!.” Ho imparato con gli anni che quello è il segno che si tratta di un ottimo discorso di Dharma, di un ottimo Maestro.
Lo stesso vale per i libri: quando a distanza di tanti anni da quando sono stati scritti ci sembrano attualissimi, ci sembrano scritti oggi e proprio per noi, allora vuol dire che sono ottimi libri. “Classici”, li chiamiamo.
Questa è l’impressione che ho riprendendo fra le mani La pace è ogni passo, che è del 1991. Non so, per esempio da pagina 99 e fino a pagina 107 (dell’edizione italiana) mi pare di sentire proprio la voce di Thay che parla qui, oggi. Parla di responsabilità condivisa, di inter-essere del cittadino con il mondo politico, di ecologia della mente, delle radici della guerra, dell’insensatezza di un concetto di pace basato sulla vittoria totale di uno dei contendenti e la sconfitta totale dell’altro.
Ha anche espressioni nette per chi sente che la ricerca della pace sia da deboli: “Riconciliazione non significa scendere a patti con la menzogna e la crudeltà”. Ci apre gli occhi sulla nostra difficoltà ad accogliere tutte le facce della realtà, a guardare tutte le parti in causa con occhi ugualmente equanimi, ugualmente amorevoli. Ma ci insegna che è possibile, e che solo così possiamo entrare in azione in modo sano: “Allora potremo adoperarci davvero per alleviare la sofferenza.”
È qui di seguito che compare, forse per la prima volta (o una delle prime) in un libro di Thay, il racconto della sua notte di sgomento e rabbia e dolore per la vicenda della ragazzina profuga su una barca in fuga dal Vietnam violentata da un pirata e poi suicida in mare, vicenda da cui nasce la poesia Chiamatemi con i miei veri nomi. Tanto più commovente in questa primavera dopo che ci ha lasciato nel suo corpo fisico:
Non dire che domani me ne andrò
perché oggi stesso continuo ad arrivare.
Guardate bene: io arrivo ad ogni istante
per essere la gemma su un ramo a primavera. (…)
(Magnifico ritmo ha la traduzione di Letizia Baglioni, come in tutto il libro).
È qui di seguito che Thay parla di azione consapevole, di campi profughi, di non distogliere lo sguardo, di impegno sociale. E subito dopo, “….per orientarvi nelle scelte che siete chiamati a compiere nel mondo contemporaneo”, dice, perché non perdiamo la rotta sotto la spinta della rabbia, delle ostilità incrociate, della parzialità che ci rende ciechi, ci offre i suoi più alti strumenti-guida: quei Quattordici Addestramenti alla Consapevolezza che stanno a fondamento dell’Ordine dell’Interessere.
Qui in La pace è ogni passo li leggiamo in una delle loro prime versioni.
Hanno una storia interessante: nascono a Saigon nel 1966, in piena guerra; le prime sei persone a riceverne la Trasmissione sono studenti di Thay, uomini e donne; tre di loro prenderanno i voti monastici, tre resteranno laici e metteranno su famiglia. Qui leggiamo una delle loro prime stesure: qui si chiamano ancora “Precetti”; si rivolgono al praticante, ai praticanti, in seconda persona (singolare, sceglie la traduttrice – l’originale inglese you non distingue il singolare dal plurale), con un effetto diretto e coinvolgente ma anche “prescrittivo”. E ogni precetto inizia con un “non”: Non aderire ciecamente… Non credere…. Non imporre…
(Mi ero tolta la curiosità, qualche anno fa, di seguire l’evoluzione degli Addestramenti negli anni. Nella primissima versione del 1966 , almeno in quella inglese tradotta dal vietnamita, alcuni iniziavano: One should not … “Uno non dovrebbe…” – i primi tre, il decimo ‒, altri si aprivano più tassativamente con un Do not….come in questa del 1991)
Poi nel 1992 Thay introduce la frase-chiave della sua concezione dei precetti-addestramenti: “Consapevole della sofferenza causata da… sono determinato a….”. In prima persona: io mi impegno, io sono determinato – com’è ancora nei Cinque Addestramenti. Sarà nella versione più ampia e profonda del 2012, tuttora in uso, che i Quattordici Addestramenti diventeranno il canto corale di una Comunità di pratica che procede insieme seguendo la bussola della consapevolezza: Consapevoli della sofferenza causata da… siamo determinati a… ci impegniamo a…. In prima persona plurale.
Ecco, trovo che uno dei tanti doni di La pace è ogni passo sia proprio questa stesura antica dei 14 Addestramenti, del 1991: l’istantanea di quel momento e la testimonianza di un percorso di sviluppo personale e collettivo che è più che mai vivo, più che mai in corso.
È proprio perché siamo consapevoli che la pace è ogni passo che siamo determinati a coltivarla ad ogni passo. Seguendo i passi calmi e sicuri di un Maestro che sa bene di che cosa sta parlando, e che l’ha dimostrato con tutta la sua esistenza. E che parla direttamente a ognuno di noi: manca solo che dica il nostro nome…
(Diana Petech
Vera mente di gentilezza amorevole)
Per partecipare all’incontro online e condividere le difficoltà, le comprensioni, i dubbi che possono essere sorti durante la lettura, fai clic sul link qui sotto:
https://us02web.zoom.us/j/83590755771?pwd=K20rQTVpL2M4ajJ6ZHNzdTE1ZzNiQT09
oppure inserisci il codice e il passcode indicati qui di seguito:
Codice: 835 9075 5771
Passcode: 111026